Sabato 15 novembre, ore 16:30, Università dell’Insubria, sede di Como, Aula Magna, via Sant’Abbondio 12
Il motivo del cannibalismo, la trasgressione di un tabù su cui si regge la società occidentale – è stato un potente dispositivo persecutorio, una delle accuse fondamentali che ha permesso di raccontare la conquista dell’America “non come una palese caccia all’oro e all’argento, ma come una missione di conversione”
Non è forse un caso, allora, che il motivo antropofago si affacci continuamente da fiabe e ninne nanne, fino a percorrere opere di artiste e registe contemporanee come forma di ironica e profonda liberazione.
Diffuso nello spazio e nel tempo, capace di condannare e rendere indelebilmente sacrificabili, il cannibalismo può essere ribaltato in una narrazione che – al netto di trame cheesy e true crime – è capace di liberare e trasformare.
Di questo e molto altro parleremo con Valentina Avanzini nel suo intervento Ninne nanne e streghe cannibali: riappropriarsi della propria voce.

La ricerca di Valentina Avanzini (1995) nasce dall’interesse per i rituali e i (nuovi) spazi pubblici e per il loro intreccio con la produzione artistica e culturale. Muovendosi tra scrittura, saggistica e poesia, indaga le camere da letto, le ninne nanne e le narrazioni femminili, evocandole in progetti di ricerca e curatoriali. Dal 2022 lavora con la comunità rumena tra Milano e Bucarest per condurre una ricerca sul campo tra politiche del lavoro di cura, produzione culturale e arte. Scrive per riviste culturali come Flash Art e Opera Magazine e soprattutto per sé stessa. Dopo aver coordinato il dipartimento culturale della Fondazione Antonio Ratti e aver insegnato arte ai bambini, è oggi coordinatrice e curatrice d’arte per l’agenzia culturale e creativa The BB’s Way, Parma. Dal 2021 è co-direttrice della rivista antispecista Animot, fondata insieme alla curatrice Gabi Scardi.

