Venerdì 14 novembre, ore 15:30, Università dell’Insubria, sede di Como, Aula Magna, via Sant’Abbondio 12

Siamo felici di ospitare a Stramonio la sociologa Valeria Verdolini, presidente di Antigone Lombardia, Osservatorio sulle condizioni di detenzione. L’intervento esplora le intersezioni tra genere, punizione e istituzioni totali, a partire dalla genealogia dell’“infermitas sexus” – la presunta debolezza costitutiva della donna, e provando a ragionare di come questo istituto abbia agito come dispositivo giuridico, morale e politico. Dalla costruzione storica della devianza femminile alla sua traduzione contemporanea nelle pratiche detentive, il carcere appare come un laboratorio privilegiato per osservare la persistenza di modelli patriarcali e disciplinari che puniscono, ancora oggi, la trasgressione di genere. Attraverso dati, l’intervento indagherà come la detenzione femminile produca forme specifiche di controllo del corpo, della maternità e della sessualità, e come il femminismo, soprattutto nelle sue declinazioni abolizioniste e materialiste, possa offrire chiavi di lettura e di trasformazione radicale. Il carcere, in questa prospettiva, diventa specchio e sintomo della violenza istituzionale più ampia che attraversa il sociale, invitando a ripensare la libertà  e le liberazioni come una pratica collettiva di rovesciamento dell’ordine esistente.

Valeria Verdolini insegna Diritto e mutamento sociale e Inequalities and social mobility all’Università di Milano. Da alcuni anni tiene il corso Abitare il margine al polo universitario del Carcere di Bollate.
Dal 2012 è presidente di Antigone Lombardia. Ha pubblicato L’istituzione reietta. Spazi e dinamiche del carcere in Italia (Carocci, 2022) e, con Paolo Grassi e Giacomo Pozzi, Milano fantasma. Etnografie di una città e delle sue infestazioni (Ombre Corte, 2025). Scrive per «Lucy», «The Italian Review», «Micromega», «CheFare», «Doppiozero» e collabora con Biennale Democrazia.

Foto: Valeria Verdolini